",... il più italiano dei cuori".
Telegramma da Gardone Riviera a Benito Mussolini

Per Eleonora Duse dalle belle mani
La Gioconda

A Eleonora Duse figlia ultimogenita di San Marco apparizione melodiosa del patimento creatore e della sovrana bontà.
Le faville del maglio

Eleonora e Gabriele alla Capponcina
(Settignano, Firenze)

Eleonora con un bel cagnolone alla Capponcina

Eleonora alla Porziuncola (Settignano), 1898 circa

"...Ella è sempre diversa, come una nuvola che ti appare mutata da attimo in attimo senza che tu la veda mutare. Ogni moto del suo corpo distrugge un'armonia e ne crea un'altra più bella. Tu la preghi che si arresti, che rimanga immobile; e attraverso tutta la sua immobilità passa un torrente di forze oscure come i pensieri passano negli occhi. Comprendi? La vita degli occhi è lo sguardo, questa cosa indicibile, più espressiva d'ogni parola, d'ogni suono, infinitamente profonda e pure istantanea come il baleno, più rapida ancora del baleno, innumerevole, onnipossente: insomma lo sguardo. Ora imagina diffusa su tutto il corpo di lei la vita dello sguardo. Comprendi? Un battito di palpebre ti trasfigura un viso umano e ti esprime una immensità di gioia e di dolore. Le ciglia della creatura umana che ami si abbassano: l'ombra ti cerchia come un fiume un'isola; si sollevano: l'incendio dell'estate brucia il mondo. Un battito ancora: la tua anima si dissolve come una goccia; ancora: tu ti credi il re dell'universo. Imagina questo mistero su tutto il suo corpo! Imagina per tutte le sue membra, dalla fronte al tallone, questo apparire di vite fulminee! Potrai tu scolpire lo sguardo? Gli antichi accecarono le statue. Ora - imagina – tutto il corpo di lei è come lo sguardo... Te l'ho detto: mille statue, non una. La sua bellezza vive in tutti i marmi".
Lucio Settala nella Gioconda, atto II scena I

"...Ella soffriva di tutta sè stessa: della mutabilità che avevano i suoi propri lineamenti; della strana virtù mimetica che possedevano i muscoli della sua faccia; e di quell'arte involontaria che regolava la significazione dei suoi gesti; e di quell'ombra espressiva che tante volte sulla scena in un minuto di silenzio ansioso ella aveva saputo mettere su la sua faccia come uno stupendo velo di dolore".
 "...ella a un tratto era divenuta bellissima, creatura notturna foggiata dalle passioni e dai sogni in un incudine d'oro, simulacro spirante dei fati immortali e degli enigmi eterni. Se bene ella fosse immobile, se bene ella tacesse, i suoi accenti famosi, i suoi gesti memorabili parevano vivere intorno a lei e vibrare indefinitamente come le melodie intorno alle corde che sogliono ripeterle... per inebriarsene e per consolarsene".
 "...Ancora una volta la virtù espressiva di quella bocca divulgatrice evocò da una indefinita profondità una figura ideale che risorse come da un sepolcro dinanzi agli occhi dei poeti assumendo il colore e il soffio dell'esistenza".
"...di tutta la persona amante egli amò allora perdutamente i segni delicati che si partivano dall'angolo degli occhi verso le tempie, e le piccole vene oscure che rendevano le palpebre simili alle violette".
"...guardavo la piega dei tuoi capelli, qui, strana, che non è fatta dal pettine ma dalla tempesta".
"...il più semplice dei tuoi atti basta a rivelarmi una verità che ignoravo... La tua sola presenza basta per dare al mio spirito una fecondità incalcolabile".
"...la sua potenza sulla scena, quando parla e quando tace, e più che umana".
"L'artefice riconosceva in lei la creatura dionisiaca, la vivente materia atta a rivivere i ritmi dell'arte, a essere foggiata secondo le figure della poesia".
"Ella sentì la bellezza dei suoi propri occhi, la voracità delle sue labbra, la forza rude dei suoi capelli piegati dalla tempesta, tutta la potenza dei ritmi e degli impeti che dormivano nei suoi muscoli e nelle sue ossa".
"...le sue mani hanno qualcosa di infinito, in un disegno tanto netto e puro. Penso che dalle ultime falangi s'irradii e si prolunghi il suo spirito; chè altrimenti come potrebbero, senza muoversi, toccarmi la cima del cuore?
"...la sua bocca quando sorride, fulge come la neve sola sul vertice dove non si arriva".

Dal fuoco

Dalle Faville del maglio gennaio 1897 "... m'aiuta l'amore? Mi illumina l'amore? Disperatamente non s'è allontanata da me, dianzi, la grande donna dagli occhi di pianto e l'infinito? Tuttavia nel suo passo triste io udivo frusciare le foglie del lauro..."
(dopo le calende di ottobre 1907) "... udivo talvolta un fruscio lieve dietro la porta; e il cuore mi tremava con tutte le midolle, come non avrebbe potuto tremarmi se avessi inteso stormire il peplo della più casta fra le muse. Era la veste della pietosa. Era la pietosa venuta a origliare..."
"...apro. Dico: entra.
Ella entra nella mia stanza e nella mia anima, come entra nella mente un bel pensiero, come se io fossi il luogo della sua devozione ed ella in me servisse la mia più alta poesia. Mi sentivi. Hai aperto. Non ti vergogni più. Hai volato, figlio. Ritorni?
Quando ella parla, fioriscono gli anemoni nella sua voce che è come una prateria mattutina. Non odo quel che ella dice; intendo quel che non dice. Penso talvolta ch'ella accordi uno strumento ammirabile, di quelli che vivevano e morivano con chi li aveva inventati. E di quei primi accordi la mia anima è contenta, il mio cuore è colmo. E non domando di più, non desidero di più. Basta alla mia felicità profonda udire il tono del suo mistero, preceduto dal baleno del suo sorriso. V'è un dolore che gioisce, e v'è una gioia che si vuole. Lo sapevo. Lo so. Ma l'uno e l'altra ora hanno per me un volto, hanno il suo volto; l'uno e l'altra hanno per me un gesto, hanno il suo gesto; l'uno e l'altra hanno per me una voce, hanno la sua voce".

Eleonora alla Capponcina fotografata da Gabriele, 1898 - 1900

Dal Poema Paradisiaco

Ella non è più giovine.
I suoi tardi fiori effuse nel primo ultimo amore.
Fu di voluttà ebra e di dolore.
Un grido era nel suo segreto cuore,
assiduo: - Troppo tardi! Troppo tardi!


Ella non è più giovine. Son quasi
bianchi i capelli su la tempia; sono
su la fronte un po’ radi. L’abbandono
(ella è supina e immota), l’abbandono
fa sembrar morte le sue mani, quasi.

Gabriele alla Capponcina fotografato da Eleonora con una Kodak Pocket, 1898 circa