Ad Asolo, in provincia di Treviso, si trova

l'ultima dimora della Divina Eleonora

"Amo Asolo perché è bello e tranquillo, paesetto di merletti e poesie perché non è lontano da Venezia che adoro perché vi stanno buoni amici che amo perché si trova fra il Grappa e il Montello… Questo sarà l’asilo per la mia ultima vecchiaia, e qui desidero essere seppellita. Ricordatelo, e se mai, ditelo…"

Eleonora Duse a Marco Praga, 1919

Il teatro Eleonora Duse

Panorama di Asolo dal castello

Il palazzo della Ragione ospita il museo civico

Il castello che fu reggia di Caterina Cornaro

Piazzetta Eleonora Duse e piazza Gabriele d'Annunzio

La loggia del palazzo della Ragione

La sala dedicata ad Eleonora Duse nel museo civico di Asolo

Il salone della casa di Eleonora ad Asolo


(Foto Fondazione G. Cini)


Il funerale di Eleonora Duse a New York

L'Illustrazione Italiana del 18 maggio 1924
(da
BiASA)

I funerali a New York
Fin dalle 9 della mattina del I° maggio la folla gremiva la chiesa di San Vincenzo Ferreri dove la bara della grande estinta era deposta, coperta di fiori, nella navata centrale innanzi all'altare maggiore. La chiesa, per desiderio della morta, non aveva ornamento alcuno.
Solo i raggi del sole penetravano dalle grandi vetrate ad illuminare i gigli e le rose bianche offerte dal cordoglio del Re e di S. E. Mussolini.
L'americano Jon scrisse espressamente per lei la "Messa da Requiem" che avvolse di commozione tutti i fedeli. Ma quando mille voci bianche di bimbi inondarono la chiesa d'armonie come voci di angeli festanti di accogliere in cielo l'anima bella, quando la voce calda del tenore Martinelli innalzò con passione la preghiera a Dio, gli occhi di tutti si inumidirono di pianto e le donne singhiozzarono. Sui volti di ogni italiano si leggeva l'infinita tristezza di un unico pensiero.
Finita la cerimonia un corteo imponente ha seguita la bara con un raccoglimento che era reso ancora più solenne dall'arresto di quell'immensa macchina che è il traffico nelle vie di New York. I rintocchi funebri delle campane accompagnavano il lento procedere del corteo preceduto dalla Guardia d'onore degli Stati Uniti e seguito da tutte le maggiori autorità italiane d'America.
Ai due lati della strada era assiepata la folla che si scopriva riverente al passaggio del carro funebre.
Quando giunse al Central Park la folla immensa si radunò, si strinse, circondò la bara. Presso il piazzale del Mall un soldato, il trombettiere James Cashin del 165° reggimento di fanteria, con la tromba lucente verso il sole fece squillare alte e lunghe le note del silenzio. Le bandiere si abbassarono, qualcuno si inginocchiò. Molti piangevano. Il sole illuminava la bara avvolta dal tricolore. Tre minuti di silenzio e d'immobilità. Poi il corteo si rimise in moto e si incamminò verso il lato ovest della città dove era attraccata la "Duilio". Nuova folla, gente di ogni razza, aspettava il corteo per dare l'ultimo saluto ad Eleonora Duse.
La cassa che racchiude le spoglie della grande estinta venne issata adagio adagio sulla coperta della "Duilio" dove a riceverla era il Comandante comm. Schiaffino, il Commissario cav. Giacolone e tutti gli ufficiali di bordo, l'Ambasciatore, il Console, i rappresentanti delle associazioni italiane e quelli dei maggiori giornali americani.
L'Italia potrà preparare onori grandi per ricevere la salma di Eleonora Duse, ma mai potrà rendere con maggiore cordoglio più riverente omaggio di quello che ebbe dagli italiani che vivono lontani dalla Madre Patria. 
E. Arbib

La salma in patria
Sul grande transatlantico "Duilio" che viaggiava col tricolore a mezz'asta, la salma di Eleonora Duse giunse a Napoli la sera del 10. Le banchine del porto erano gremite di folla che da ore e ore attendeva trepidante l'arrivo della nave per rendere il primo commosso saluto della patria alla grande artista spentasi in terra lontana. Tra le autorità erano presenti il sottosegretario alla P. I. on. Dario Lupi, accompagnato da Arduino Colasanti, in rappresentanza del Governo; Alessandro Varaldo, Marco Praga, Libero Bovio per la Società degli Autori, il sindaco on. Angiulli con la giunta comunale, il prefetto, l'ammiraglio Millo, il generale Albricci, l'ammiraglio Lobetti, le principali personalità cittadine, molti uomini politici e le rappresentanze della Corporazione del Teatro.
Giunta in porto la nave, il feretro, sollevato a braccia da otto marinai del "Duilio" venne collocato sul tumulo eretto al centro del piazzale della stazione marittima, mentre uno squillo di tromba e il saluto alla voce dell'equipaggio rendevano gli onori.
Ultimata la cerimonia in cui parlarono il sindaco e l'on. Lupi, la salma venne trasportata sull'apposito vagone trasformato in camera ardente, e col diretto delle 23:30 partì alla volta di Roma.
Alla stazione di Termini, dove giunse la mattina dopo, era in dolente attesa la figlia di Eleonora Duse, Enrichetta, assistita dal marito signor Bullough, libero docente all'Università di Cambridge. La salma venne deposta su apposito carrello decorato dal tricolore e trasportata alla vicina basilica di Santa Maria Maggiore, dove il parroco celebrò la messa da requiem alla presenza delle autorità e degli invitati. Il Re, che aveva mandato una bellissima corona, era rappresentato da un aiutante di campo e da un cerimoniere di Corte. Dopo la solenne funzione, il feretro, deposto sopra un carro di artiglieria trainato da tre coppie di cavalli, venne riaccompagnato alla stazione di Termini, da dove ripartì alla volta di Asolo. Durante i due tragitti notturni fra Napoli e Roma e fra Roma e Padova, la salma era vegliata nel carro funebre dalle guardie civiche che si davano il cambio di città in città. Ad Asolo, dove giunse su un autocarro da Montebelluna, era attesa da una folla di alcune migliaia di persone, da un folto stuolo di rappresentanze e da innumerevoli associazioni con bandiere; il carro funebre di prima classe, trainato da sei cavalli, era fiancheggiato da paggi in costume del '700 e seguito dai parenti, dalle autorità e dagli amici. Dopo una sosta davanti alla casa dell'estinta, il corteo si diresse alla chiesa di Sant'Anna, sulla facciata della quale era stata posta la seguente epigrafe: "Luce e gloria allo spirito di Eleonora Duse - tornata al sacro rifugio fra il Grappa e il Montello - ancora una volta e per sempre". La bara venne deposta innanzi alla chiesa dagli studenti dell'università di Padova e l'on. Lupi pronunziò, a nome del Governo, il seguente discorso:
"Compiuto il pellegrinaggio d'amore, nell'atto stesso in cui la tua anima s'appressa al quieto ridotto prescelto per l'ultimo sonno, ti saluto ancora una volta a nome del governo d'Italia, o Eleonora Duse, con l'accorato dolore con cui si saluta una luce che si spegne, e che il cuore ci dice non si riaccenderà mai più.
Saluto la tua arte, che in te fu grande come forse in nessun'altra creatura al mondo. Tu conoscesti e ripetesti nel tuo volto purissimo e solenne le contrazioni di tutti i volti, rivelasti ai cuori tutti i segreti del tuo cuore, toccasti con la tua anima il fondo di tutte le anime.
Quando, nei primi decenni del periodo che intercorre fra il 1870 e il divampare della grande guerra, l'umanità civile parve come presa da una insaziabile sete di godimento e di vita, tu desti la più commossa voce alle passioni umane; e pur costretta a servirti talora di pretesti scenici non sempre degni della tua grandezza, sapesti sempre rivelare le note della vitalità più sana e vigorosa, sciogliere il canto della gioia più limpida e serena, dell'amore più puro e sconfinato, del dolore più disperatamente umano: piangesti ed amasti per tutti! Più tardi, quando la stessa umanità civile, ancora negli ozi della ricca pace, sembrò riposseduta da una nostalgia dell'eroico, tu fosti l'interprete altissima e sola della poesia dei più superbi tragèdi moderni; e con l'accento inimitabile della passione e con la voce risonante di tutte le melodie, li portasti a contatto delle folle, ne comunicasti al popolo le più riposte significazioni, squassasti su tutte le cime dell'umana sensibilità le faci fiammeggianti della nuova bellezza rivelata. Poi, ancor giovane, ma già circonfusa di leggenda, ti ritraesti in disparte, tra un rimpianto che era un plauso e un consenso senza fine, e in un silenzio che altro non doveva essere, nè fu in te, se non religioso raccoglimento.
Chi può aver dimenticato come la Duse rimanesse presente, anche durante quel periodo di meditazione e di isolamento interiore, a tutta la vita spirituale d'Italia, e seguisse con animo ansioso tutto quello che ribolliva nello spirito degli uomini nuovi e specie dei giovani? - E chi può non ricordare i suoi appassionati voti per la redenzione dell'arte italiana, specie di quella che fu sua, l'arte scenica; le sue deplorazioni per le miserie in cui si trascinava la vita degli errabondi comici italiani; i propositi da lei accarezzati per la costituzione di organismi artistici d'un grande popolo moderno, ai quali affidare le sorti del Teatro nazionale?
Questa abitudine al silenzio, questa amorosa introspezione, questo travaglio tutto intimo, portarono l'Eletta creatura a sensi di vera e propria religiosità. Lo scatenarsi della guerra mondiale la trovò già intimamente cristiana; e la tragica gesta fu vissuta da lei nel raccoglimento di uno spirito, in cui trovarono eco pietosa ed orgogliosa tutti i dolori e tutti gli eroismi. Tanto che quando, tra le opere d'assistenza ai combattenti, si volle creare anche quella del cosiddetto Teatro al fronte, ella, cui le condizioni di salute non permettevano allora di partecipare attivamente all'iniziativa, accettò tuttavia d'essere presente lassù; e il suo gran nome fu crisma gentilizio di quella impresa così affettuosamente italiana.
E quando, cadute omai sopra il suo capo tutte le nevi, la guerra le tolse ogni suo avere, anziché accogliere l'offerta a lei venuta dal grande cuore del Duce, volle ancora chiedere all'arte i mezzi e la ragione della vita; e fieramente volle tornare alla sua fatica divina per dare anima e voce alla Patria fremente di resurrezione, volle portare una parola umana e cristiana a tutte le genti del mondo doloranti ancora per le piaghe di un sanguinoso martirio. E, cominciando dalla sua Italia, riprese l'antico vagabondaggio appassionato, convinta, come tutti gli artisti veri nella fase più alta dell'arte loro, di adempiere ad una missione, prima ancora che estetica e artistica, morale: scegliendo pel suo repertorio opere di bontà, e rifiutando quelle che non fossero o non le sembrassero tali.
Lacrimosamente, col corpo già in sfacelo, ma lo spirito sempre vigile, la candida pellegrina percorse l'Europa illuminando con la sua nuova luce, che forse non era stata mai così pura, le anime aspettanti, suscitando, più che gli antichi deliri, religiosi consensi. Poi, "donna del mare" nella vita come nel dramma che ella prediligeva, non seppe resistere alla voce fascinatrice che le veniva da oltreoceano, e andò incontro all'oscuro richiamo, pur consapevole di poter trovare, sull'altra sponda, il più augusto dei misteri, quello della morte.
E la morte effettivamente la perseguì, in terra straniera, e con violenza la ghermì: sigillò per sempre quelle sue palpebre ormai non d'altro desiderose che di chiudersi sotto il cielo italiano; spense per sempre quella sua voce mortale che pareva eco di voci celesti. Il mondo intero ha fatto silenzio intorno alla sua bara; le folle degli stranieri, come degli italiani vicini e lontani dalla Patria, si sono accalcate tacitamente intorno al suo feretro fasciato di tricolore; e tutti i fiori della primavera le furono donati, primi all'atto gentile i Reali d'Italia.
La donna del mare ha riattraversato, muta per sempre, quell'oceano che aveva varcato per portare ai fratelli lontani la parola non superata del sogno e della bellezza; è tornata esanime la Donna, che sempre parve inquieta d'un fremito di divina giovinezza... tutta l'Italia nuova piega le sue bandiere, e la nuova storia d'Italia incide a lettere d'oro e di fiamma il nome di Lei nelle sue pagine immortali.
E il Governo del Re saluta in Lei l'arte italiana - anche oggi, come nei secoli passati - prima e più potente propagatrice del nome d'Italia nel mondo. La saluta in tutti gli artisti italiani spiritualmente e materialmente presenti a questo estremo approdo della loro più grande Sorella. La saluta specialmente, in voi, veterani e giovani artisti che seguiste la errabonda nel suo ultimo andare, compagni del suo ultimo travaglio, testimoni dei suoi ultimi trionfi, e che ora ce la riportaste, uccisa dalla sua stessa fede e dal suo inestinguibile amore".

New York, I° maggio 1924
Il feretro di Eleonora Duse davanti alla chiesa di St. Vincent Ferrer

Asolo, 12 maggio 1924

Asolo, 12 maggio 1924
La figlia Enrichetta con il marito e la nipote Eleonora

Asolo, 12 maggio 1924
Corteo funebre ai piedi della gradinata della chiesa

Asolo, 12 maggio 1924

Asolo, 12 maggio 1924
Corteo funebre e feretro dell'attrice




(Foto Fondazione G. Cini e Museo Civico di Asolo)

Gabriele d'Annunzio sulla tomba di Eleonora Duse

Asolo, 12 maggio 1924
L'ultimo saluto di Gabriele d'Annunzio ad Eleonora Duse

Asolo, 12 maggio 1924
L'ultimo saluto di Gabriele d'Annunzio ad Eleonora Duse


(Foto Fondazione G. Cini

L'ultimo viaggio di gloria di Eleonora Duse: da Pittsburg ad Asolo

La Domenica del Corriere del 25 maggio 1924

La fine del lunghissimo pellegrinaggio di un'attrice grande fra le grandi. 
Dopo i solenni riti attraverso due continenti, la salma di Eleonora Duse giunge alla pace del colle di Asolo

Sul suolo della patria: 1. Lo sbarco della salma a Napoli; 2. L'ultimo saluto degli attori, delle autorità, degli amici alla salma della Grande, nella cappella del cimitero di Asolo.
In terra straniera: il teatro di Pittsburg dove la Duse recitò per l'ultima volta nella "Porta chiusa" di M. Praga.   L'albergo di Pittsburg, dove si spense Eleonora Duse.

Nella camera 524 dell'Hotel Schenley di Pittsburgh (ora sede dell'Università), morì la Divina.

Le onoranze americane: 1. Durante la messa di requiem nella chiesa di S. Vincenzo a New York; 2. Tra due folte ali di popolo, il corteo attraversa Central Park, a New York; 3. La partenza della salma per il porto; 4. L'imbarco sul transatlantico "Duilio".

Nell'Hotel Schenley nel 1949 venne installato un busto in bronzo raffigurante Eleonora Duse.


(Foto da Pinterest)







L'attrice ed autrice di teatro Daniela Musini davanti al bronzo di Eleonora Duse

(Foto da danielamusini.com)


"Allorchè la mattina apro le imposte della mia camera, nel vano della finestra si inquadra il Monte Grappa. Allora metto due vasi di fiori sul davanzale. Ecco un altare."

La casa di Eleonora ad Asolo

La tomba della Divina nel piccolo cimitero di Sant'Anna

30 maggio 1957
Sir Laurence Olivier e sua moglie Vivien Leigh, si sono recati ad Asolo per deporre due gardenie sulla tomba della grande attrice Eleonora Duse.

Franca Minnucci, studiosa di Eleonora Duse, sulla tomba della Divina.

1998, Eleonora Ilaria Bullough, Suor Mary of Saint Mark, sulla tomba della nonna, la Divina Eleonora Duse.