La Divina Eleonora Duse e Trieste


L'ultima piazza, prima della partenza, fu Trieste. Questa città che in passato, quand'era povera e disperata, le aveva inflitto tante umiliazioni, sembrò volesse ora ricompensarla col suo entusiasmo. Lei si sentì presa dalla dolce letizia della convalescenza. L'Adriatico, il suo mare, sorrideva in una perenne primavera, e la città era giovane e radiosa, e da ogni viuzza giungeva l'alito dei giardini fioriti. Ora tutti l'acclamavano, quella stessa folla che un tempo l'aveva derisa le urlava la sua ammirazione con tanto impeto da farle male. Le giungevano lettere trepidanti di venerazione e omaggi di fiori. Quanti fiori!

Emil Alphons Rheinhardt, 1928

29 marzo 1884
Eleonora nel ruolo di Mirandolina ne la "Locandiera" di Carlo Goldoni al Teatro Filodrammatico di Trieste.

Una delle più belle "stagioni" della compagnia Cesare Rossi - Duse fu quella di Trieste (marzo 1884), nel vecchio teatro Filodrammatico. Eleonora era allora nel pieno rigoglio dei suoi ventisei anni, e in tutto il fulgore della sua strana bellezza. Insieme col marito Tebaldo Checchi, abitava, "un quartiere", spesso affittato ad artisti, sopra la sede attuale della Associazione della Stampa.

Per la prima volta si presentava al pubblico triestino come prima - attrice. Fu un successo clamoroso, intenso, che durò ininterrotto per quaranta rappresentazioni, decretato con tutto il fervore che i Triestini sono soliti porre nel manifestare la propria ammirazione. Prima d'allora - i lettori già sanno - Eleonora, sempre al Filodrammatico, avea recitato brevi parti nella compagnia di Adolfo Drago; e il suo nome era comparso spesso nelle farse maggiormente in voga, per le quali il manifesto usava pubblicare il nome degli attori, se non sempre quello dei personaggi. Ma, purtroppo, quelle due povere lettere: "E. Duse" non dicevano granché al pubblico, il quale ascoltava con indifferenza - talora anche un po' arcigna - quella giovinetta troppo esile, dal vestire inelegante, dalla voce melodiosa, che contrastava stranamente con la recitazione convenzionale, sebbene più appariscente, dei suoi compagni. Era - come scrive l'avvocato Beniamino Cusin - l'alba pallida di una giornata fulgente.

La Duse ritornò varie altre volte a Trieste. Nel 1886, sempre con Cesare Rossi, e al "Comunale". Prese alloggio nella casa Hermann Storfer in via Battisti. La compagnia andò in scena con "Amore senza stima" del Ferrari. Un giornale - che disonorava col suo titolo l'arme del libero Comune triestino - stonando col giudizio entusiastico di tutti gli altri quotidiani, si dilettava di stampare assurde censure; ma quando, nel n. del 27 maggio, la misura del ricatto, o della stupida malevolenza, apparve soverchia, il pubblico protestò con un entusiastico applauso di saluto all'artista, che recitava, quella sera, la particina di Ida nella "Vita nuova" di Gherardi del Testa.
Dopo la primavera del 1886, Eleonora riapparve a Trieste solamente in un giro di singole recite. Dal novembre del 1891 (sempre al Teatro Verdi) sino al febbraio del 1908, vi andò altre sette volte, recitando in quegli otto brevi periodi complessivamente trentadue ore. Le continue forti commozioni avevano lasciato precocemente il loro segno nel suo sensibile organismo, e una piccola zona argentea, al sommo della fronte pensosa, si insinuava con molta grazia fra la chioma corvina.
Nel dicembre del 1902, si recò a Trieste unicamente come compagna e interprete di Gabriele d'Annunzio, recitando, per sole sei sere, tre volte la "Francesca da Rimini"; due volte la "Città morta", e una volta la "Gioconda", con esito straordinario, anche finanziariamente. Nel dicembre del 1905, si presentò, la prima sera, nella Moglie di Claudio. "Il carattere di Cesarina Ruper - scrive l'avvocato Cusin, crudele e pure amoroso, felino e pur capace di rude franchezza, fu sviscerato poderosamente dalla Duse, che, durante tutto il dramma, tenne soggiogato l'uditorio alla musicalità impareggiata del suo organo, all'armonia pittorica dei suoi movimenti, all'eloquenza fascinatrice del suo sorriso, al vigore terrificante dei suoi accenti d'ira. Il programma della seconda sera comprendeva "La Badessa di Jouarre"e la "Locandiera". Nessun'altra attrice avrebbe potuto (e forse non potrà mai) passare, in meno di mezz'ora, dalla figura quasi spettrale della monaca condotta alla ghigliottina, agli armeggi civettuoli e ai sermoncini al pubblico, inimitabilmente suasivi, di "Mirandolina".
L'ultima sua visita a Trieste fu nel febbraio del 1908: vi recitò la "Locandiera", "Gioconda", "L'altro pericolo" del Donnay, che aveva accolto da poco nel suo repertorio - e "Rosmersholm" dell'Ibsen.

Camillo Antona Traversi, 1926

Eleonora al Teatro Comunale nel 1892

4 dicembre 1905
Eleonora nel ruolo di Rebecca West in "Rosmersholm" di Enrik Ibsen al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Trieste

Trieste, 25. Gennaio, sera, - Rivedo il mare! - [...]


Lettera a Gabriele d'Annunzio del 1905 su carta intestata "Hôtel de la Ville"

L'Hôtel de la Ville nel 1880

L'Hôtel de la Ville oggi (sede Fincantieri)

Il Teatro Filodrammatico di Trieste

ieri

oggi

domani

Il Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Trieste

Scrive Marco Praga su l'Illustrazione italiana del 27 aprile 1924:

La rivedevo a Trieste, sorpresa tutta sola all'ora del suo pranzo, in albergo: accoccolata per terra nel suo salotto, il dorso alla parete, con su le ginocchia un vassoio; e lagrime grosse grosse scendevano sul piatto dal quale non si decideva a trarre un boccone per metterselo in bocca. - "Che c'è? Perché?" - chiedevo. Allora, era la confessione di una piccola pena. Oppure: - "Ma no, niente. Stasera, pensate, Odette. Se non mi sfogo un poco, adesso, al quart'atto piango troppo; e temo che il pubblico si burli di me.... Perché Odette è un macchinone, si, ma insomma, il quarto atto, se non piango un poco, non lo recito....".

In Odette di Victorien Sardou


L'Illustrazione Italiana del 27 aprile 1924
(da
BiASA)